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2015 : CORROS

Oggi la band brandisce l’emblema delle sue origini, il Rinoceronte, e torna selvaggiamente alle sue radici.

Con Corros la tenace bestia ancorata si fonde con il corvo, il mitico uccello dall’aspro urlo, che  inaugura una nuova scena e annuncia un nuovo secolo.

Les Tambours du Bronx sono una forza che attira e raduna. Più che di un gruppo, si tratta di individualità senza eguali, una di fronte all’altra, per unire e confrontarsi. Così Les Tambours du Bronx danno significato alla frase “arte vivente”: energia, flusso, la vita stessa emerge dal sound di questa band con 16 teste che, lungi dal lasciare indifferenti, è affascinante e travolgente. Il loro numero e la loro passione, le loro influenze scolpiscono  una energica tagliente musica rock, con  commistioni di indus, techno e afrobeat,  mescolando suoni sintetici e samples.

La produzione collettiva di gestualità e febbre, in cui la forza coreografica si intensifica, il tempo è elettrificato, le voci si trasformano in grida, tutto questo in una coesione violentemente estetica. Essere lì, insieme, in piedi a colpire il ferro come se domani si dovesse morire. E ricominciare tutto daccapo. La visione  dei corpi accaldati nella meccanica di un ritmo oliato alla perfezione è ipnotico e lo spettacolo è catartico. Il pubblico e Les Tambours sono interattivi, gli uni alimentano gli altri.  L’audience è l’unico loro capitale.  Lo sfinimento è svanito, ogni musicista recita, colpisce, grida con l’energia del pubblico in estasi.

La musica si fa carne e ognuno esulta con Les Tambours.

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Il loro primo spettacolo doveva essere un singolo evento. Ma si è poi ripetuto ogni sera per 28 anni.

Les Tambours du Bronx nascono nel 1987 a Varennes-Vauzelles, una piccola città nei dintorni di Nevers (Nièvre),  un distretto di ferrovieri ed operai, un  Bronx  locale che ha dato i natali al gruppo tra le macchine di una gigantesca officina, il tempo scandito dal ritmo della fabbrica e dei laboratori. Il sistema delle strade a griglia diventerà presto un modello e la musica nascerà dal materiale grezzo, metallico. I fusti di petrolio, i picconi dichiarano a gran voce  che essere radicali ha davvero il significato di “venire dalle radici”.

Scoperti nel 1989 da Jean-Paul Goude in occasione dei festeggiamenti per il Bicentenario della Rivoluzione Francese, Les Tambours du Bronx portarono fuori dal loro distretto natio i loro bidoni musicali da 225 litri e registrarono il loro primo album  Grand Mix, composto  da  Ris e Sauvageot, con l’Orchestra Filarmonica dei Paesi della Loira e con Voix Bulgares.

Nel 1995 il Festival di  Roskilde (Danimarca) li inserì come band di supporto di Jimmy Page e Robert Plant (Led Zeppelin). Nel  2000 vennero acclamati dal pubblico durante un concerto di Johnny Halliday sotto la Tour Eiffel. Nel novembre dello stesso anno Les Tambours du Bronx invasero il suolo americano: da Est ad Ovest l’orda dei musicanti  attraversò  gli Stati Uniti e con un tour di 60 giorni diede 38 spettacoli selvaggi.

Nel 2005  erano l’applaudita band di supporto di KoRn al festival di Sziget a Budapest.

Nel 2006 Les Tambours du Bronx galvanizzarono lo Stade de France.

Nel 2007 unirono le loro forze prima con l’Orchestra dei Laureati del Conservatorio Nazionale Superiore di Musica di Parigi e poi con The Young Gods e Didier Wampas. Questo portò la band degli oil-drums a raggiungere lo zenit parigino.

Nel  2008 crearono tre brani con Jaz Coleman (Killing Joke).

Nel 2009 insieme con Les Frères Morvan misero il pubblico ai loro piedi durante il festival Les Vieilles Charrues.

Nel 2011, per la prima volta si unirono al gruppo Sepultura per uno spettacolo in comune presso il Rock festival di Rio. L’impatto con il duo fu clamoroso: nel 2013 200mila persone li attendevano per un live assordante. Lo spettacolo venne replicato a Times Square nel settembre 2014.

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Oggi, lo sconvolgimento sinestetico musicale causato dalla fusione di Sepultura / Les Tambours du Bronx è immortalato nell’ album Metal Veins-Alive al Rock festival di Rio.

Per 28 anni, Les Tambour du Bronx, questo mostro industriale dalle sedici teste, ha diffuso la sua rabbia e il suo sound in tutti i continenti, questo branco di individui ha irrigato con il suo sudore ogni paese, questa orda con il suo look animalesco ha imperversato in ogni tappa del suo cammino.

Stati Uniti, Brasile, Emirati Arabi, Cina, Marocco, Tunisia, Hong Kong, Grecia, Réunion,   Repubblica di Gibuti,  Egitto, Norvegia, Slovenia Portogallo, l’intera Europa Occidentale hanno sperimentato la loro musica e il loro fiero temperamento.

Fukushima mon amour (2011) riassume nel primo quarto di secolo dei Les Tambours du Bronx questi 25 anni di spettacoli, di strade, di rabbia e di incontri: la vita di un  gruppo musicale eccezionalmente indipendente.